Karel Moor. Musicista “migrante” nella Mitteleuropa del ’900

Il musicista e letterato Karel Moor (1873-1945) fa parte di quell’ultima generazione di artisti cresciuti nella grande koiné culturale della Mitteleuropa tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Carattere inquieto, artista prolifico, Moor partecipò con energia e vigore allo sviluppo di diverse culture nazionali. Formatosi nella Praga di Antonín Dvořák e Bedřich Smetana, come anche nella Vienna di Zemlinsky e Mahler, fu molto attivo come compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra e di coro, insegnante.

Spesso si trovò ad inventarsi, per necessità, anche altre dimensioni professionali. Fu critico musicale, libero pensatore e scrittore. Come compositore scrisse molto per il teatro, con opere, operette  e musiche di scena, affrontò la scrittura orchestrale forgiando poemi sinfonici anche imponenti, non disdegnò l’intrattenimento producendo con molta facilità brani per salon-orchester ed ensemble di fiati. Con dedizione curò la musica corale e quella vocale da camera. Nelle sue composizioni era solito inserire temi e motivi popolari delle terre in cui si trovava ad operare, spostandosi continuamente da una parte all’altra dell’area mitteleuropea. Rilevante fu il suo impegno in qualità di critico teatrale e musicale nonché di letterato, romanziere e memorialista.
Vissuto prima e dopo la prima guerra mondiale, soffrì di persona il crollo del sistema austro-ungarico. Fu tra coloro che cavalcarono il fiorire delle nuove realtà nazionali, impegnandosi in diverse cause senza mai rinunciare ad un forte spirito critico. A posteriori bisogna tuttavia notare che il profilo transnazionale di Karel Moor (di per sé molto ricco), perdette nel tempo quella giusta considerazione che avrebbe meritato nella memoria storica, e questo discorso non vale solo a livello strettamente musicale. Infatti dopo la Grande Guerra nuovi parametri identitari entrarono in voga, filtri sempre più  nazionali e intransigenti, condizioni che avrebbero reso poco efficace una sua eventuale affiliazione  nazionale unica e forte. Applicando questi nuovi criteri interpretativi, il notevole peso culturale di Moor non poteva non risultare sminuito. Questo era inevitabile anche perché non poteva essere valutato più nel suo complesso. Si consideri il fatto che se anche Moor potrebbe essere annoverato tra i più importanti compositori cechi, non bisogna tuttavia dimenticare quanto egli fosse attivo nei centri culturali tedeschi ed ebraici. Parimenti significativa fu l’esperienza di vita che lo vide intraprendente operatore culturale nella nuova Jugoslavia, sia con i serbi che con i croati della Dalmazia, sia poi con i bosniaci
di Sarajevo. Ancora in gioventù (1887) Moor aveva scritto un poema sinfonico dal titolo Polonia, proprio per avvicinarsi alla cultura, allo spirito e alle ambizioni identitarie di quel paese. Successivamente non sarebbero mancati i contatti con la realtà bulgara, macedone e turca.
Del tutto sconosciuto è poi il contatto che Karel Moor ebbe con la Trieste del primo Novecento, base di partenza del Quartetto Triestino di Augusto Jancovich e del loro promotore, l’ebreo Alberto Castelli. Questa fu la realtà in cui prese forma il suo romanzo Karel Martens (1904-1905), libro poi pubblicato a Praga nel 1906, opera contraddistinta da un evidente intento autobiografico che avrebbe potuto creare un altro protagonista da accostare ad Alfonso, a Emilio, a Zeno Cosini, tra le vie e le rive della Trieste di Italo Svevo. Sfuggito totalmente ai biografi di Moor è inoltre il ricco ciclo cameristico scritto per i mecenati ed i musicisti triestini negli anni in cui Gustav Mahler, Richard Strauss, così come Jan Kubelik o il Quartetto Boemo, erano di casa sulle rive dell’Adriatico.
Oggi, in anni in cui, dismesse le vecchie barriere violentemente innalzate dopo la prima e la seconda guerra mondiale, si può incominciare a riconsiderare come un bene comune la memoria condivisa di liberi artisti, di musicisti “migranti” come Karel Moor, un progetto di riordino e valorizzazione delle fonti gestito in collaborazione tra diversi partner internazionali può essere un’iniziativa molto utile e necessaria a livello musicologico ed anche a livello storico e culturale. Il progetto “Karel Moor” viene proposto e gestito dall’Associazione  Lumen Harmonicum di Trieste che ha intrapreso un rapporto di collaborazione e partenariato con altre realtà culturali in Italia e all’estero.

Il convegno si terrà il 21 gennaio 2019, dalle ore 9.15 alle 18.00, presso la Biblioteca Statale Stelio Crise di Trieste in Largo Papa Giovanni XXIII, n. 6, ed è aperto a tutti gli interessati.
Il convegno è presente anche sulla piattaforna S.O.F.I.A. del MIUR: i docenti  della scuola secondaria di I e II grado accreditati possono iscriversi entro il 18/01/2019.
Per maggiori informazioni: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

PROGRAMMA

Sessione mattutina (9.15-13.30):

IVANO CAVALLINI, Università di Palermo, Dipartimento Culture e Società (Italia)
VIKTOR VELEK,  Università di Ostrava, Facolta di Belle Arti - Radio Ceca (Repubblica Ceca)
MARCO GUIDARINI, Direttore Musicale dell’Orchestra Mitteleuropa - Presidente del Concorso Internazionale "Vincenzo Bellini" (Italia)
MASSIMO FAVENTO, storico musicale, coordinatore attività del Lumen Harmonicum (Italia)
VJERA KATALINIĆ, Università di Zagabria - Accademia Croata delle Scienze e delle Arti (Croazia)
MARIJANA KOKANOVIĆ MARKOVIĆ, Università di Novi Sad, Accademia delle Arti, Dipartimento di Musicologia ed Etnomusicologia (Serbia)
STEFANKA GEORGIEVA, Università Trakia di Stara Zagora, Facoltà di Scienze della Formazione (Bulgaria)
FATIMA HADŽIĆ, Università di Sarajevo - Società Musicologica (Bosnia Erzegovina)

Sessione pomeridiana (15.00-18.00):

VIKTOR VELEK,  Università di Ostrava, Facolta di Belle Arti - Radio Ceca (Repubblica Ceca)
MICHAELA ŠEBŐKOVÁ VANNINI, scrittrice e traduttrice (Italia)
SAMANTA FRANCESCUTTI, dottoressa, traduttrice (Italia/Repubblica Ceca)
ANTONIO DONATO SCIACOVELLI, Università di Turku, Dipartimento di Italianistica, Facoltà di Lettere e Filosofia (Finlandia)
CINZIA FRANCHI, Università di Padova, Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari (Italia)

 
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